LA FRANCIA NEL 2035 E NEL 2050: RIPENSARE LA SOLIDARIETA’ IN UN PAESE CHE INVECCHIA. UN REPORT DEL GOVERNO
«France 2035, France 2050 - Focus Démographie et société(s) : repenser les solidarités dans une France vieillissante» Haut-Commissariat à la Stratégie et au Plan WEBPAGE DI RIFERIMENTO/documenti correlati e FOCUS (17.09.2026)
Magda Tomasini, Césarine Boinet, Constance Desaunettes
GOUV.FR - GOUVERNEMENT DE FRANCE
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Nell'ambito della importante iniziativa di previsione strategica nazionale "France 2035, France 2050", avviata nell'ottobre 2025, un Report recentemente pubblicato – curato dal Ministero dell'Educazione Nazionale – analizza le sfide demografiche e le loro implicazioni con un orizzonte di lungo termine.
Nell’orizzonte temporale considerato, la popolazione francese non subirà un crollo, ma la sua struttura cambierà profondamente: meno giovani, più grandi anziani ed esigenze che si riconfigurano a seconda dei territori. Dietro queste evoluzioni emerge una questione centrale: come adattare il modello sociale e le forme di solidarietà a una Francia che invecchia?
L'analisi dimostra che la sfida non è soltanto demografica: riguarda il mutamento dei bisogni collettivi e i nuovi equilibri da trovare tra generazioni e territori. Mette inoltre in luce le scelte da compiere già oggi per preservare la solidarietà in una Francia più anziana e più diversificata.
Il Paese è destinato a subire una profonda ristrutturazione della propria popolazione per fasce d'età, caratterizzata da un restringimento della base della piramide e da un allargamento della sua parte superiore.
La quota di popolazione di età inferiore ai 15 anni passerebbe dal 16,6% del 2025 al 13,9% del 2035, mentre quella degli ultra-ottantacinquenni salirebbe dal 3,5% al 4,6%.
Verso il 2050, la struttura per età si allontanerebbe progressivamente dalla forma piramidale per avvicinarsi a una configurazione più cilindrica, o addirittura sferica. La Francia conterebbe così meno giovani e un numero maggiore di persone appartenenti alle fasce d'età più direttamente interessate dalla perdita di autonomia.
La contrazione delle giovani generazioni compensa temporaneamente l'aumento della popolazione in età molto avanzata: i fabbisogni collettivi non diminuiscono, ma si spostano gradualmente dalle fasce d'età più giovani a quelle più anziane. All'orizzonte del 2050, la consistenza della popolazione tra i 20 e i 64 anni dipenderebbe in misura significativa dal saldo migratorio, con una differenza di quasi 3,6 milioni di persone tra lo scenario a crescita bassa e quello a crescita alta. La fascia di popolazione in età lavorativa determina la capacità di rispondere alle esigenze in termini di salute, autonomia, istruzione, produzione e finanziamento del modello sociale. Il saldo migratorio diventa così un parametro decisivo per l’equilibrio demografico a lungo termine.
Di fronte a uno shock demografico duraturo, secondo il Report, occorre mettere in discussione tre leve: la produttività, la durata della vita lavorativa e l’immigrazione economica. La priorità da attribuire a ciascuna di esse è oggetto di scelte politiche. Tuttavia, non è possibile preservare l’attuale modello sociale e il suo finanziamento rinunciando contemporaneamente a tutte e tre le leve.
Il documento illustra tre proposte chiave per il 2035 e il 2050:
- agire sulle disuguaglianze fin dalla prima infanzia e durante tutto il suo corso: investire tempestivamente nella prima infanzia, nella salute, nella scuola e negli apprendimenti fondamentali, concentrandosi in via prioritaria sui bambini più vulnerabili e sui territori meno dotati di risorse;
- garantire sicurezza ai percorsi familiari e professionali, senza imporre modelli standardizzati nelle scelte individuali. Rimuovere i vincoli concreti che gravano sui progetti di genitorialità (modalità di accoglienza dei figli, congedi, alloggio, lavoro, condizione di genitore single) senza imporre modelli alle scelte individuali né far ricadere sulle donne la parte preponderante dei costi legati alla genitorialità e all’attività di cura;
- pianificare le politiche migratorie in un’ottica di lungo periodo e rafforzare le relative politiche di integrazione. Anticipare il fabbisogno di manodopera e di competenze, sviluppare canali di migrazione regolare, migliorare il riconoscimento delle qualifiche e potenziare l’apprendimento della lingua francese, l’accesso al lavoro e la lotta contro le discriminazioni.