RICCHEZZA FINANZIARIA E PARTECIPAZIONE DELLE FAMIGLIE AGLI INVESTIMENTI AZIONARI: UN CONFRONTO EUROPEO E IL RUOLO DI ISA, ISK, PEA E PIR
“Investimenti retail in Europa. Composizione della ricchezza; ruolo e uso di ISA, ISK, PEA, PIR” REPORT, 2026 - in collaboration with EQUITA
Stefano CASELLI, Marta ZAVA
UNIVERSITA' BOCCONI - BAFFI Centre on Economics, Finance and Regulation
https://baffi.unibocconi.eu/
BOCCONI - BAFFI CENTRE – Link al REPORT
In Italia, la partecipazione delle famiglie ai mercati azionari resta ancora contenuta e il risparmio retail fatica a trasformarsi in capitale paziente per le imprese, pur in presenza di un graduale riequilibrio verso le attività finanziarie negli ultimi anni.
Questo è quanto evidenzia la ricerca “Retail Investments in Europe”, realizzata dal Centro di ricerca BAFFI dell’Università Bocconi e da EQUITA, che ha analizzato la composizione della ricchezza delle famiglie e l'allocazione di portafoglio nel Regno Unito, in Svezia, in Francia e in Italia nel periodo 1998-2024, approfondendo il ruolo degli strumenti di investimento retail a fiscalità agevolata dei rispettivi ordinamenti (rispettivamente Isa, Isk, Pea e Pir).
Le famiglie europee detengono una ricchezza privata molto significativa, ma ancora troppo spesso concentrata in strumenti liquidi e a basso rischio, a scapito di attività finanziarie produttive e investimenti azionari. Il risultato, sottolinea il Rapporto, è un persistente “equity gap”, che limita sia l'accumulazione di ricchezza di lungo periodo sia la capacità dei mercati dei capitali di sostenere imprese, innovazione e crescita economica.
Il problema – alla base del progetto dell’Unione dei Risparmi e degli investimenti – è particolarmente rilevante per l'Italia: sebbene le attività finanziarie siano aumentate dal 35% al 46% della ricchezza totale tra il 2011 e il 2023, le famiglie rimangono relativamente conservative e sottoesposte a investimenti orientati alla crescita.
Secondo la ricerca, gli incentivi fiscali svolgono un ruolo chiave per il successo degli strumenti al dettaglio, ma ciò non è sufficiente: semplicità, flessibilità, assenza di vincoli eccessivi, stabilità normativa e riduzione degli oneri amministrativi risultano anch'essi determinanti.
Il caso italiano evidenzia i limiti di un approccio troppo prescrittivo. I PIR (Piani Individuali di Risparmio) hanno rappresentato un'esperienza importante e hanno dimostrato, soprattutto nella fase iniziale, la possibilità di mobilitare risparmio privato verso le imprese italiane. Tuttavia, vincoli regolamentari riducono la diversificazione e aumentano il rischio percepito, limitando la partecipazione degli investitori retail.