“TOO HOT TO GROW”: IL COSTO ECONOMICO DEL CALDO ESTREMO. REPORT ALLIANZ
“Too hot to grow: The economic costs of extreme heat” (WEBPAGE DI PRESENTAZIONE / di download del Report) (REPORT) - May 28, 2026
ALLIANZ
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ALLIANZ – WEBPAGE DI PRESENTAZIONE / download del Report
Allianz ha recentemente pubblicato un Report dedicato al tema – di grande attualità – delle conseguenze economiche delle ondate di caldo estremo. Nel documento sono mappate le conseguenze finanziarie e fiscali di tali fenomeni climatici per la maggior parte dei Paesi europei più il Giappone e il Canada.
Lo scenario di stress delineato dagli Autori dello studio prevede che i cinque anni più caldi registrati in ciascun Paese tra il 2014 e il 2024 si ripetano in ordine crescente tra il 2026 e il 2030: il quinto anno più caldo nel 2026, il quarto nel 2027 e così via. L’anno più caldo mai registrato si ripeterebbe nel 2030.
I risultati della simulazione sono allarmanti. Le perdite totali di PIL per il periodo 2026–2030 potrebbero raggiungere il 5–7% per i Paesi più esposti. In termini assoluti, ciò equivarrebbe a 211 miliardi di euro per la Francia, a 129 miliardi per l’Italia, 115 miliardi per la Germania e 106 miliardi per la Spagna.
Oltre i 30 gradi, la produzione economica inizia a calare in modo significativo, traducendosi in minori entrate fiscali per lo Stato. Le conseguenze fiscali sono destinate a ricadere più pesantemente sulle economie meno in grado di assorbirle. Le perdite annuali stimate di gettito raggiungerebbero l’1,8% in Francia, l’1,3% in Italia e Spagna e lo 0,7% in Germania.
In sostanza, il caldo estremo si sta affermando come un rischio economico strutturale.
C’è un limite ai danni provocati dal caldo estremo che le assicurazioni possono coprire, avverte il Report. Le perdite assicurate rimangono una piccola frazione del danno totale, riflettendo un disallineamento strutturale tra ciò che il calore distrugge e ciò per cui l’assicurazione convenzionale è stata concepita. La maggior parte dei danni da calore si accumula attraverso la mortalità in eccesso, le ore di lavoro perse, la pressione sul sistema sanitario e lo stress sulle infrastrutture —aspetti che i contratti di indennizzo non sono concepiti per gestire.
Colmare il divario di protezione rappresenta quindi una sfida tanto di progettazione del prodotto quanto di capacità, e gli strumenti assicurativi stanno già evolvendo in tale direzione: strumenti parametrici che erogano indennizzi in base a soglie oggettive di temperatura o durata, accordi di condivisione del rischio pubblico-privato per le esposizioni sistemiche e meccanismi di sostegno pubblici dedicati laddove la capacità privata non può ragionevolmente arrivare.