CONCENTRAZIONE DI RICCHEZZA NELLE CLASSI DI ETA’ ANZIANE E TRASFERIMENTI INTERGENERAZIONALI: UN APPROFONDIMENTO BANKITALIA
“Relazione annuale” 132mo esercizio (2025) (REOPORT - 29 maggio 2026)
BANCA D’ITALIA
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La Relazione della Banca d’Italia per il 2025 contiene un approfondimento dedicato al tema della concentrazione della ricchezza nelle classi di età anziane e dei futuri conseguenti trasferimenti intergenerazionali.
Negli ultimi decenni, la popolazione italiana ha subito trasformazioni profonde. Come in molte economie avanzate, il calo della fecondità e l’aumento della longevità hanno accresciuto il peso relativo delle generazioni più anziane.
Secondo i risultati dell’Indagine sui bilanci delle famiglie italiane (IBF), tra il 1991 e il 2022, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati, la quota di famiglie in cui la persona di riferimento ha meno di 36 anni si è ridotta dal 16% al 6%, mentre quella in cui ha più di 65 anni è aumentata di circa 5 punti percentuali, al 28%; allo stesso tempo, la quota della ricchezza detenuta dalle famiglie più anziane è quasi raddoppiata, raggiungendo il 32%, mentre quella delle famiglie più giovani è scesa dal 13% al 4%.
Le famiglie oggi più anziane hanno beneficiato di un contesto macroeconomico complessivamente più favorevole, rispetto a quelle più giovani, in termini di crescita dei redditi e dinamica dei prezzi degli immobili. Queste condizioni hanno interessato soprattutto le coorti nate dal 1941 al 1950, che presentano profili di ricchezza lungo il ciclo di vita superiori a quelli sia delle generazioni precedenti sia di quelle successive.
Queste coorti appartengono attualmente alle fasce più anziane della popolazione e pertanto, nei prossimi anni, i loro patrimoni saranno plausibilmente oggetto di trasferimenti intergenerazionali. Secondo le stime – che utilizzano le informazioni sull’età media della madre al parto – i beneficiari di tali trasferimenti farebbero parte in prevalenza delle coorti nate tra il 1966 e il 1975, numericamente più esigue di quelle immediatamente precedenti a causa della minore fecondità. La ricchezza trasferita a queste coorti costituirebbe una quota del loro patrimonio superiore a quella ricevuta in eredità dalle generazioni venute prima (circa il 40%, contro il 30% per le coorti nate tra il 1951 e il 1965). Essa consisterebbe in larga misura di attività reali, soprattutto immobiliari: nel 2022 le famiglie con persona di riferimento nata tra il 1941 e il 1950 detenevano, in media, circa il 62% della propria ricchezza in abitazioni, il 28% in attività finanziarie e quasi il 10% in partecipazioni in attività di impresa.
I trasferimenti intergenerazionali incidono sulle scelte economiche e finanziarie delle famiglie anche prima della loro realizzazione. A parità di caratteristiche, i nuclei che si attendono di ricevere un’eredità presentano in media livelli di consumo superiori del 7% e un risparmio inferiore di circa il 17% rispetto a quelli che non hanno tale aspettativa.
All’aumentare dell’età della persona di riferimento, approssimandosi il momento in cui si realizzerà il trasferimento, si rafforzano l’effetto positivo dell’eredità attesa sui consumi e quello negativo sull’offerta di lavoro complessiva della famiglia. I nuclei che si attendono di ricevere un’eredità hanno, inoltre, una maggiore probabilità di essere indebitati per finalità di consumo, plausibilmente per mantenere un profilo di spesa regolare nel tempo in vista del trasferimento futuro, e detengono più attività finanziarie, soprattutto a medio‑lungo termine. Con il progressivo invecchiamento della popolazione, i trasferimenti intergenerazionali, sia quelli già ricevuti sia quelli attesi, assumeranno un peso crescente anche a livello aggregato; se, da un lato, potranno sostenere i consumi delle famiglie, dall’altro contribuiranno a ridefinire la distribuzione della ricchezza.