LE ROTTE ARTICHE POSSONO DAVVERO CAMBIARE LA GEOGRAFIA DEL COMMERCIO MONDIALE? REPORT DI COFACE
“Rotte artiche: possono davvero cambiare la geografia del commercio mondiale?” NEWS / WEBPAGE DI DOWNLOAD (16 aprile 2026)
COFACE
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COFACE, l’assicuratore francese specializzato in assicurazioni commerciali e dei trasporti, ha pubblicato un Report sulle tendenze attuali e prospettiche della navigazione sulle rotte artiche.
Nel momento in cui il blocco dello Stretto di Hormuz sta mettendo sotto pressione gli scambi globali, riportando al centro il tema della vulnerabilità dei grandi corridoi marittimi, le rotte artiche tornano ad attirare l’attenzione come possibile alternativa.
Per valutare l’effettiva convenienza di queste rotte, Coface ha confrontato i costi unitari di trasporto lungo le rotte artiche e quelli dei corridoi tradizionali su due direttrici principali – Asia–Nord Europa e Asia–Nord America – considerando tre grandi categorie di navi: petroliere, portarinfuse e portacontainer.
L’analisi mostra che, in un orizzonte di cinque anni, le rotte artiche resteranno destinate prevalentemente al trasporto di materie prime. I vantaggi di costo risultano particolarmente significativi per le rinfuse liquide (petrolio greggio, diesel, metanolo o GNL), con riduzioni che in alcuni casi possono arrivare fino al 45%-50%. Anche le rinfuse secche, come cereali, minerali e materiali da costruzione, potrebbero diventare competitive, ma soprattutto nei casi in cui la navigazione possa avvenire senza il supporto dei rompighiaccio.
Diversa, invece, la situazione del trasporto containerizzato. Nonostante i percorsi più brevi, i limiti operativi, la ridotta dimensione delle navi, i costi specifici della navigazione artica continuano a renderlo poco competitivo rispetto alle rotte tradizionali, che beneficiano di economie di scala molto più favorevoli.
Nel complesso, solo il 3,5% degli scambi tra Asia orientale, Nord Europa e Nord America potrebbe realmente utilizzare le rotte artiche. Nel breve periodo, il loro impatto sulla mappa del commercio mondiale resterebbe quindi limitato.
Alcuni comparti potrebbero però trarne beneficio. È il caso, in particolare, delle filiere legate ai cereali, all’energia, ai metalli e al legname.