PUBBLICATO L’8° RAPPORTO GIMBE SUL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
“8° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale” (8 ottobre 2025)
GIMBE
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È stato presentato, presso la Camera dei Deputati, l’ottavo Rapporto GIMBE(1) sul Servizio Sanitario Nazionale.
La spesa sanitaria per il 2024, secondo i dati ISTAT, ammonta a 185 miliardi di euro, così ripartiti: 137,4 miliardi di spesa pubblica (74,3%) e 47,6 miliardi di spesa privata (22,3%), di cui 41,3 miliardi di spesa out-of-pocket e 6,6 miliardi (3,4%) di spesa intermediata da fondi sanitari e assicurazioni.
Si tratta di una tendenza che ha portato la spesa sanitaria complessiva ad attestarsi sul 6%-6,1% del PIL nel biennio 2024 – 2025, una percentuale inferiore alla spesa sanitaria media nei Paesi OCSE.
Complessivamente, l’86,7% della spesa privata è sostenuta direttamente dai cittadini, mentre solo il 13,3% è intermediata.
Nel 2024 oltre 5,84 milioni di persone (9,9% della popolazione) hanno dichiarato di aver rinunciato a prestazioni sanitarie per una o più motivazioni: 3,1 milioni per motivi economici e 4 milioni per i lunghi tempi d’attesa, un dato in aumento del 51% rispetto al 2023.
Complessa è l’analisi della spesa intermediata, per la difficile tracciabilità dei flussi economici: per il 2024, ISTAT-SHA riporta una spesa di 6,6 miliardi, con un incremento di 490 milioni (+8,3%) rispetto al 2023. I fondi sanitari integrativi hanno registrato negli ultimi anni un progressivo incremento sia del numero degli iscritti (16,27 milioni nel 2023, secondo l’Anagrafe del Ministero della Salute) sia dei contributi versati (3,1 miliardi di euro nel 2024, secondo un’analisi di Itinerari Previdenziali).
Nel Rapporto si sottolinea la necessità di favorire una sana integrazione tra pubblico e privato convenzionato, al fine di garantire un’offerta equa di prestazioni a carico del SSN e di ridurre la necessità per i cittadini di ricorrere al libero mercato per quanto riguarda in particolare la sanità integrativa, rendendo i fondi sanitari realmente complementari rispetto alle prestazioni già incluse nei LEA, anche al fine di arginare le diseguaglianze, l’erosione di risorse pubbliche e gli eccessi di consumo.