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🇮🇹 Economia

PROSPETTIVE DELL’ECONOMIA ITALIANA: RAPPORTO DI AUTUNNO DEL CENTRO STUDI CONFINDUSTRIA

“Rapporti di Previsione - Investimenti per muovere l’Italia” Rapporto d’autunno (Settembre 2025)


CONFINDUSTRIA
https://www.confindustria.it/


CONFINDUSTRIA – Link al REPORT


 

Secondo il più recente Rapporto di previsione del Centro Studi di Confindustria (autunno 2025), lo scenario economico internazionale si è indebolito: l’aumento delle barriere tariffarie e non tariffarie pesa sulle prospettive degli scambi. Gli ostacoli al libero commercio internazionale non provengono soltanto dalla politica commerciale USA, ma interessano la maggior parte dei Paesi: nei primi otto mesi del 2025, le misure protezionistiche varate nel mondo sono ai massimi.

Un freno alla crescita mondiale viene anche dall’incertezza, che resta su livelli elevatissimi: a livello globale ha toccato un picco nell’aprile 2025, è scesa nel corso dell’estate, ma è rimasta su un livello pari a quello registrato nel 2020, durante la pandemia di Covid-19.

L’economia più danneggiata dai dazi risulta proprio quella degli Stati Uniti. Per contro, nonostante il deterioramento del contesto internazionale a causa delle politiche protezionistiche, le economie emergenti continueranno a vantare ritmi di crescita sostenuti (in aggregato al +4,1% per il 2025 e +4,2% nel 2026).

L’economia europea risente del deteriorato scenario globale: la crescita del PIL dell’Eurozona nell’orizzonte previsivo è inferiore a quella americana (+1,2% nel 2025 e +1,1% nel 2026).

Penalizzata dal difficile contesto globale ed europeo, la crescita in Italia resterà bassa nell’orizzonte di previsione: secondo lo scenario CSC, si avrà un incremento annuo del PIL pari ad appena il +0,5% nel 2025, inferiore di 0,1 punti a quanto previsto nello scenario di aprile. La crescita italiana è prevista accelerare di poco nel 2026 (a +0,7%), tornando sui ritmi del 2024.

La componente più debole della domanda in Italia sono le esportazioni. Viceversa, quella più robusta è rappresentata dagli investimenti fissi. I consumi delle famiglie italiane hanno frenato nella prima metà del 2025 (in particolare, la domanda di beni), mentre la spesa per servizi è cresciuta a ritmi moderati. La causa principale di tale dinamica debole è l’alta propensione al risparmio, causata dall’anomala incertezza, che quest’anno frena l’effetto positivo dell’espansione del reddito delle famiglie; per il prossimo anno, il modesto calo ipotizzato per il tasso di risparmio lascia, invece, un po’ di spazio all’espansione dei consumi. 

Nello scenario del CSC, il deficit pubblico è in calo (sotto la soglia UE del 3,0% del PIL nel 2026), creando le condizioni per l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. Il debito, però, continua a salire, a causa della spesa per interessi e degli ulteriori effetti contabili del Superbonus.