L’ASSICURAZIONE DEI RISCHI AGRICOLI, UNO STRUMENTO FONDAMENTALE IN PRESENZA DI CLIMATE CHANGE: IL CASO DELL’AMERICA LATINA
“Extreme Weather Events, Agricultural Output, and Insurance: Evidence from South America” (WP/25/52, 7 marzo 2025)
Juliette CAUCHETEUX, Jonas NAUERZ, Svetlana VTYURINA
IMF – INTERNATIONAL MONETARY FUND
https://www.imf.org/en
IMF – Link alla WEBPAGE DI PRESENTAZIONE del Paper
L’assicurazione dei rischi agricoli costituisce uno degli strumenti principali per la gestione dei danni da calamità naturali.
Secondo un recente Paper pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale, è prevista un’espansione del mercato delle assicurazioni agricole, a livello mondiale, dagli attuali 40 miliardi a 60 miliardi di dollari nel 2030.
Il documento prende in considerazione alcuni Paesi dell’America Latina (in particolare Argentina, Brasile, Colombia, Perù, Uruguay) dove la quota di prodotto interno attribuibile al settore primario è più rilevante: circa l’8% del PIL e il 40% dell’export. Sulla base di dati satellitari, lo studio valuta gli effetti di shock metereologici (in particolare della siccità) sull’output agricolo complessivo.
Mentre in Argentina e in Brasile la produzione di una particolare coltivazione come la soia soffre di una riduzione del 2% a causa degli episodi siccitosi, negli altri Paesi la riduzione è molto maggiore e raggiunge il 5% in Uruguay e il 19% in Paraguay.
Anche se la variabilità è in parte attribuibile a fattori quali le tipologie di sementi o l’adozione di diverse tecnologie, alcune misure di adattamento ai cambiamenti del clima, quali l’espansione delle coperture assicurative, possono comportare vantaggi importanti, con un miglioramento della produttività del settore agricolo, stimata nel 7,5% in Paraguay, nel 2,7% in Brasile, nel 3,6% in Uruguay.
I problemi nell’espansione dell’assicurazione agricola, conclude lo studio, sono attribuibili alla mancanza di capacità analitiche a livello locale, alla limitata diffusione di sistemi informativi per monitorare la situazione delle colture e, infine, alla carenza di soluzioni pubblico-private (che migliorano la disponibilità di dati, distribuiscono meglio i rischi e, infine, permettono la riduzione dei costi per gli agricoltori).