LO SVILUPPO DELLE BIGTECH NEL SETTORE FINANZIARIO: RISCHI E RISPOSTE REGOLAMENTARI (ACPR)
«Le développement des big techs dans le secteur financier : quels risques, quelles réponses réglementaires?» (WEBPAGE DI PRESENTAZIONE e DOSSIER – 14 ottobre 2024)
Samuel Collot, Alexis Machover, Emmanuel Rocher
ACPR - BANQUE DE FRANCE
https://acpr.banque-france.fr/
ACPR – Link alla WEBPAGE DI PRESENTAZIONE del Dossier
ACPR – Autorità di vigilanza prudenziale sul sistema finanziario francese – ha recentemente pubblicato, nella Collana “Dossiers”, un Report dedicato all’analisi dello sviluppo delle Big Tech nel settore finanziario, con particolare attenzione ai rischi correlati a tale evoluzione e alle risposte della regolamentazione(1).
Secondo ACPR, i rischi per la stabilità connessi al rapido sviluppo delle big tech nel settore finanziario sono connessi, da un lato, al fenomeno di frammentazione delle operazioni finanziarie a cui lo sviluppo delle bigtech contribuisce: esso potrebbe generare una maggiore dipendenza degli attori finanziari tradizionali dai servizi offerti dalle big tech, sollevando così questioni di resilienza operativa per l’intero settore.
D’altro canto, la crescita dell’attività di questi gruppi - soprattutto in termini di offerta di credito non bancario, direttamente o attraverso la distribuzione, eventualmente abbinata ad attività di pagamento, gestione di attivi o servizi su cripto-asset - potrebbe aprire la via a nuovi vettori di contagio del rischio finanziario al resto dell’economia, a causa delle molteplici fonti di interconnessione con la sfera finanziaria e l’economia reale.
L’UE è stata in grado di fornire una risposta rapida ad alcune questioni prioritarie di resilienza e concorrenza, attraverso i Regolamenti Digital Operational Resilience Act (DORA) e Digital Market Act (DMA). Al di là di tali aspetti essenziali, le Autorità di regolamentazione devono garantire che i rischi per la stabilità finanziaria posti dallo sviluppo degli attori bigtech siano correttamente compresi e regolati.
Secondo gli Autori del Report, pertanto, per vigilare meglio sullo sviluppo delle big tech nel settore finanziario (conciliando i bisogni di preservare la capacità di innovazione e quelli di mantenimento della stabilità) risulta necessario completare il quadro delle risposte già fornite dall’UE in termini di resilienza operativa e di concorrenza. Quindi, nell’ambito del dibattito già avviato su scala internazionale ed europea, il documento in esame delinea essenzialmente due percorsi di sviluppo regolamentare, che possono essere realizzati in modo sequenziale e proporzionato:
- rafforzare e armonizzare le norme settoriali che inquadrano le attività in cui si sviluppano le big tech. Tale obiettivo può essere scomposto in due priorità di breve termine: (I) da un lato, l'introduzione di requisiti prudenziali a livello consolidato per le attività di servizi di pagamento e di moneta elettronica, al fine di disporre di informazioni affidabili e aggiornate sull’insieme di questi gruppi di attività (e sulle loro attività su scala europea); (II) dall’altro, l’istituzione di un regime europeo che disciplini l’attività dei prestiti non bancari (non-bank lending), attualmente frammentata tra diversi regimi nazionali, al fine di rafforzare la solidità finanziaria di tali istituti e limitare le possibilità di arbitraggio regolamentare dei gruppi al cui interno sono svolte anche tali attività;
- richiedere ai gruppi misti di raggruppare le loro attività finanziarie e accessorie significative all'interno di una struttura dedicata, al fine di consentire una vigilanza consolidata e - se del caso -, laddove le attività finanziarie combinate del gruppo presentino rischi di natura simile a quelli di un ente creditizio, al fine di consentire l’applicazione delle regole bancarie all’intero sottogruppo finanziario.
Questi sviluppi normativi, lungi dal rallentare le possibilità di innovazione per i grandi gruppi bigtech, probabilmente le stimoleranno, offrendo un quadro giuridico stabile e armonizzato.
Il Report è diviso in quattro parti principali. In primo luogo, descrive le modalità secondo cui le big tech si sono progressivamente affacciate sul mercato dei servizi finanziari e come il loro peso potrebbe aumentare in futuro. Presenta poi i rischi per la stabilità finanziaria legati a tale “boom” e pone in evidenza i limiti del quadro normativo esistente. Infine, definisce una serie di proposte normative che consentirebbero di comprendere meglio e contenere i rischi, senza limitare l’apporto innovativo offerto dagli attori bigtech del mercato.
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(1) Sul tema, si veda:
«EIOPA, EBA ed ESMA raccomandano un migliore monitoraggio delle attività delle big tech nel settore finanziario”
in Panorama Assicurativo n. 245, marzo 2024 (Sezione “UNIONE EUROPEA”)
https://www.panoramassicurativo.ania.it/newsletter/86897/articolo/87276