CONTRIBUIRE ALLA TRANSIZIONE ECOLOGICA: UNA STIMA DELL’IMPRONTA DI CARBONIO NELL’INDUSTRIA ASSICURATIVA ITALIANA
“Estimating Carbon Footprints in the Insurance Industry” Updated data as of March 2024 (The analysis is part of the GRINS Research Project - "Growing Resilient Inclusive and Sustainable" within the framework of the National Recovery and Resilience Plan)
Dario FOCARELLI, Alessandra PASQUONI
ANIA – ASSOCIAZIONE NAZIONALE FRA LE IMPRESE ASSICURATRICI
https://www.ania.it/
Contrastare il riscaldamento climatico richiede uno sforzo concertato da parte delle società a livello globale. Il modo in cui il settore assicurativo può contribuire alla decarbonizzazione e sostenere attivamente la transizione verso un’economia a basse emissioni è tramite la riduzione della propria impronta di carbonio.
Oltre agli aspetti legati alla sottoscrizione e alla gestione del rischio, è cruciale il ruolo svolto dagli assicuratori in quanto investitori istituzionali. Le compagnie assicuratrici sono in prima linea negli investimenti sostenibili, intraprendendo azioni concrete come l’implementazione di informazioni, standard e strategie legate alla sostenibilità nei portafogli di attivi.
Nonostante l’importanza del ruolo dell’assicurazione, mancano indicatori condivisi per misurare l’impronta di carbonio del settore nel suo complesso. Tali indicatori potrebbero svolgere un ruolo fondamentale nel facilitare e accelerare la transizione verde.
Per tale ragione, ANIA ha avviato un'analisi delle emissioni del settore assicurativo, partendo dai dati Eurostat e dai rendiconti PAI (Principal Adverse Impact). Ulteriori analisi sono state condotte sulla base delle relazioni non finanziarie (NFR) delle imprese, anche se queste sono attualmente obbligatorie solo per alcune società.
Il principale risultato del lavoro è che le emissioni totali del settore assicurativo italiano possono essere stimate in circa 120.000 tCO2e (tonnellate di CO2 equivalente), mentre le emissioni totali degli investimenti delle compagnie assicuratrici italiane possono essere stimate intorno ai 110 milioni di tCO2e, quasi 1.000 volte superiori alle emissioni del settore ricavate dai dati Eurostat, il che evidenzia quanto delicati ed efficaci possano essere gli interventi in questa materia.
Il secondo risultato è che i dati italiani ed europei riportano un quadro molto simile dell’impronta carbonica del portafoglio: in particolare, l’utilizzo di misure sintetiche per descrivere la distribuzione delle osservazioni campionarie porta a conclusioni comparabili.
Ciò dimostra un buon grado di omogeneità nelle modalità di compilazione dei questionari PAI. Esistono, tuttavia, delle differenze che dovranno essere attentamente indagate per determinare se siano dovute a problemi metodologici nella compilazione o a reali decisioni di investimento. Inoltre, saranno necessarie ulteriori indagini per valutare l’impatto degli investimenti in titoli di Stato sull’impronta di carbonio dell’intero portafoglio.
In conclusione, sono ancora necessari numerosi affinamenti metodologici per migliorare l’analisi e arrivare a indicatori rappresentativi e condivisi.