L’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ PUBBLICA L’EDIZIONE 2023 DEL RAPPORTO SULLA SICUREZZA STRADALE
“Global status report on road safety 2023” (WEBPAGE DI PRESENTAZIONE e REPORT, 2023)
WHO – WORLD HEALTH ORGANIZATION
https://www.who.int/
WHO – Link alla WEBPAGE DI PRESENTAZIONE
La sicurezza stradale continua a rappresentare un’emergenza, ma cominciano a vedersi miglioramenti, anche se eterogenei a livello mondiale.
Nel 2022 le vittime sono state 1,19 milioni, un dato che è in calo, anche in relazione alla crescita della popolazione, e che corrisponde a 15 morti sulle strade per 100.000 persone.
Il Report dell’OMS recentemente pubblicato evidenzia come negli anni siano stati compiuti importanti progressi nelle politiche per la prevenzione, che hanno riguardato gli assetti legislativi nazionali, gli standard di equipaggiamento dei veicoli e le cure post-incidente.
Gli incidenti stradali rimangono la principale causa di morte di bambini e giovani di età compresa tra 5 e 29 anni.
Più della metà dei decessi si verifica tra pedoni, ciclisti e motociclisti, in particolare tra coloro che vivono nei Paesi a basso e medio reddito. Inoltre, gli occupanti di veicoli per il trasporto delle merci e il trasporto di più di dieci persone rappresentano più di un quinto dei decessi.
Avendo già abbandonato l’obiettivo di dimezzare entro il 2020 il numero delle vittime di incidenti stradali – dichiarato nel settembre 2015 dall’Assemblea generale dell’ONU nell’ambito dell’Agenda per lo Sviluppo - sarà necessaria un’azione urgente per raggiungere l’obiettivo di dimezzare i morti e i feriti sulla strada entro il 2030.
A livello globale, il 28% del totale dei decessi si verifica nel sud-est asiatico, il 25% nell’area del Pacifico occidentale, il 19% in Africa, il 12% in America del Sud e del Nord, l’11% in Medio-Oriente e il 5% in Europa.
A fronte del netto calo delle morti in Europa (-36% negli ultimi dodici anni), nelle Americhe si è avuta una sostanziale stabilità degli incidenti.
La riduzione del numero dei decessi è stata osservata in 108 Paesi; in 10 Paesi la riduzione è stata del 50%. Tuttavia, in 66 Paesi c'è stato un aumento e 28 di questi sono africani.