DONNE E PENSIONI IN ITALIA: IL RUOLO DELLA RIDOTTA PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO
“Donne e pensioni in Italia: il peso di una scarsa partecipazione al mercato del lavoro” (ARTICOLO DI COMMENTO, 18 aprile 2023)
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Il problema previdenziale italiano si intreccia in maniera indissolubile con il problema demografico: una quota elevata di cittadini di età avanzata, a carico di una sempre più ridotta popolazione in età lavorativa, rischia di mettere in crisi il sistema pensionistico attuale. Questo già oggi si verifica, con indici di dipendenza della popolazione che sono tra i più elevati al mondo e cresceranno sempre più in prospettiva.
Un recente articolo dal sito Neodemos.info affronta il tema della scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro in Italia.
Anche se negli ultimi 40 anni sono stati fatti passi in avanti, il tasso di occupazione femminile è di poco superiore al 53%, contro una media UE del 67,5%. Rimane, malgrado i progressi degli scorsi decenni, un divario di genere del 18,1%, uno dei più elevati nel vecchio Continente.
Ma quali sono le principali motivazioni di questo persistente divario? Una è il livello di istruzione: al crescere dell’istruzione diminuisce il divario. Lo scenario, inoltre, è estremamente diversificato: si va da un tasso di occupazione minimo del 17,1% (per le donne in età 25-49 anni con figli e bassa istruzione del Sud-Italia) a un massimo dell’81,4% (per le madri laureate del Nord).
Secondo gli Autori, gli interventi possibili sono diversi. A fianco dell’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita, si possono immaginare interventi strutturali di sostegno alla natalità: azioni che, tuttavia, hanno il difetto di avere effetti solo nel medio-lungo periodo.
Nel breve termine è ragionevole immaginare una maggior contributo al mondo del lavoro da parte della popolazione immigrata.