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“Il valore della diversità nelle scelte di investimento prima e dopo il Covid-19” - Sintesi dei principali risultati (09.07.2020)
Risparmio


Le scelte di investimento e il valore della diversità (di genere, di età, di estrazione sociale e culturale) dopo la crisi pandemica sono al centro di una ricerca realizzata dal Censis per conto di Assogestioni e presentata recentemente.


Secondo le evidenze dell’indagine, il 68% degli italiani ha paura per la situazione economica e familiare. Anche se le entrate economiche non sono state intaccate, per il 71% degli intervistati vince comunque la cautela. Inoltre, la metà non comprerebbe titoli di Stato, il 52% guarda con interesse a strumenti finanziari di investimento responsabile e per il 40% i consulenti finanziari sono vigili sulle nuove opportunità di investimento.

La diversity rimane importante nel post COVID-19: il 40,3% degli italiani preferirebbe investire in un’azienda o in fondi di investimento guidati da donne.

Che la diversity sia rilevante nelle scelte finanziarie emerge, secondo la ricerca, anche per quanto riguarda la clientela dei consulenti finanziari, per i quali il 76,4% dei clienti risultano molto diversificati per età, genere, istruzione e disponibilità economica.

Per quanto riguarda, infine, la situazione attuale del risparmio, la ricerca sottolinea che il 38,9% degli italiani ha incrementato il proprio risparmio nel periodo del lockdown. In effetti, circa 28 milioni di italiani (pensionati, dipendenti pubblici, lavoratori privati non in cassa integrazione) non hanno segnalato riduzioni di entrate.

L’effetto complessivo è che, tra nuove paure, cautela e risparmio precauzionale, la liquidità delle famiglie è aumentata di 34,4 miliardi di euro nei tre mesi peggiori dell’epidemia (febbraio-aprile). Sono risorse che si aggiungono ai 121 miliardi di liquidità aggiuntiva degli ultimi tre anni.

Per il prossimo futuro, il 34,1% degli italiani considera la liquidità lo strumento principale per la propria protezione, insieme all’ampiamento del sistema di welfare pubblico (34%) e all’acquisto di strumenti assicurativi integrativi (18,6%).

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