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“Relazione annuale”, anno 2019 (Roma, 29 maggio 2020)
Investitori istituzionali


La Relazione annuale di Bankitalia - pubblicata lo scorso 29 maggio - dedica una sezione, come di consueto, all’attività degli investitori istituzionali.

Lo scorso anno la raccolta netta degli investitori istituzionali è stata pari a 21 miliardi di euro, il valore più basso dal 2012. Il calo ha riguardato i settori dei fondi comuni e delle gestioni patrimoniali, le cui sottoscrizioni nette si sono ridotte, rispettivamente, di 10 e 5 miliardi. La raccolta delle assicurazioni e dei fondi pensione invece, si è mantenuta sostanzialmente stabile.

Gli episodi di elevata volatilità verificatisi sui mercati finanziari internazionali nei primi mesi del 2019 hanno indotto le famiglie a indirizzare i propri investimenti verso strumenti a basso rischio e alta liquidità, quali i depositi bancari e postali. Il marcato calo delle sottoscrizioni di fondi comuni di diritto italiano, che ha riguardato esclusivamente il comparto dei fondi aperti, è riconducibile quasi interamente ai riscatti di quote da parte degli investitori al dettaglio.
La raccolta dei fondi comuni che rispettano i vincoli dei piani individuali di risparmio (PIR) si è pressoché arrestata a seguito delle modifiche alla normativa introdotte dalla Legge di bilancio per il 2019, che hanno previsto nuovi vincoli di investimento per questi strumenti. I riscatti delle quote di tali fondi sono stati contenuti per effetto della normativa fiscale, che incentiva i risparmiatori a detenere le quote per un periodo minimo di cinque anni.

I fondi chiusi hanno raccolto risorse per 2 miliardi, pari al 3% del patrimonio gestito. La crescita ha riguardato principalmente i fondi riservati a investitori professionali operanti nel mercato immobiliare e dei minibond. Diversi gestori hanno ottenuto l’autorizzazione a costituire fondi di investimento a lungo termine (European long-term investment funds, ELTIF), il cui patrimonio resta tuttavia ancora contenuto. Lo sviluppo dei fondi chiusi immobiliari, che nel 2019 hanno raccolto risorse per 5 miliardi, è stato principalmente sostenuto dagli investimenti esteri e, in misura minore, da quelli degli enti di previdenza e delle compagnie di assicurazione italiani.

Nell’anno la raccolta netta delle assicurazioni è rimasta sostanzialmente stabile sia nel ramo vita sia nel comparto danni (a 13 e 30 miliardi, rispettivamente). L’incertezza sull’andamento dei mercati finanziari ha indotto le famiglie a orientare la domanda verso prodotti a basso rischio. Le sottoscrizioni lorde di polizze unit linked e index linked, per le quali il rischio di investimento ricade principalmente sugli assicurati, si sono ridotte del 7%, a 28 miliardi, mentre quelle delle polizze del ramo I, che offrono rendimenti minimi garantiti, sono aumentate del 10%, a 73 miliardi.

Il forte sviluppo del settore degli investitori istituzionali, favorito a partire dal 2013 dalla riallocazione dei portafogli delle famiglie italiane verso i fondi comuni e i prodotti assicurativi, si è arrestato nel 2019; la percentuale delle attività finanziarie delle famiglie gestite dagli investitori istituzionali ha raggiunto il 31,5%, un valore superiore di circa dieci punti percentuali rispetto a quello della fine del 2012. Tale quota resta inferiore alla media dei Paesi dell’area dell’euro e a quella del Regno Unito e degli Stati Uniti.

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