Christian KUBITZA, Annette HOFMANN, Petra STEINORTH
“Financial literacy and precautionary insurance”
FAU - FRIEDRICH-ALEXANDER UNIVERSITY ERLANGEN-NÜRNBERG
https://www.vwrm.rw.fau.de/
Educazione finanziaria, Domanda di assicurazione

 

Nel lavoro si dimostra che la complessità dei contratti e il livello di educazione finanziaria hanno un impatto significativo sulla domanda di assicurazione: quest’ultima, infatti, interagisce fortemente con l'avversione al rischio e la prudenza delle persone. Gli Autori identificano una soglia oltre la quale le persone più prudenti richiedono più assicurazione in caso di aumento della complessità del contratto. Tale effetto viene definito assicurazione “precauzionale”.

Questo primo risultato ha importanti implicazioni per gli studi sul comportamento individuale di fronte al rischio, sulla complessità dei prodotti assicurativi e sul grado di conoscenza finanziaria.
Tipicamente, la sottoassicurazione (ossia, quando la copertura è inferiore ai danni subiti) è interpretata come il segnale di un basso livello di alfabetizzazione finanziaria.
I risultati ottenuti implicano, però, che una modesta educazione finanziaria potrebbe anche risultare in una domanda eccessiva di assicurazione da parte di persone avverse al rischio, al fine di essere assolutamente sicuri che l'assicurazione paghi effettivamente in caso di danno. È interessante notare che questa motivazione si applica, in particolare, agli individui molto prudenti. Pertanto, la complessità del contratto potrebbe in realtà aumentare la domanda di coperture.

All’analisi gli Autori aggiungono un modello di equilibrio che dimostra come la complessità del contratto esiste in condizioni di equilibrio se la riduzione di tale complessità è costosa per le imprese.  Si quantifica la perdita di benessere risultante dalla modesta educazione finanziaria come “premio per l'analfabetismo finanziario”, che ammonta all'1-3% della ricchezza.

Le analisi dimostrano gli effetti differenziali delle azioni regolamentari per ridurre le perdite di benessere derivanti dalla ridotta educazione finanziaria, in particolare gli standard di trasparenza minimi e le azioni volte a favorire una maggiore educazione finanziaria.

Imponendo standard minimi di trasparenza, la “disutilità” di un aumento dei prezzi dovuto agli standard di trasparenza potrebbe superare l'utilità conseguente alla minore complessità dei contratti, riducendo ulteriormente il benessere sociale.
Per contro, misure per aumentare l'alfabetizzazione finanziaria - ad esempio, tramite programmi di educazione - è probabile che riducano i prezzi di equilibrio e, quindi, gli individui possano beneficiare sia di prezzi più bassi sia di un minore analfabetismo finanziario. Di conseguenza, i policymakers  dovrebbero valutare attentamente i costi e benefici dei due approcci, per affrontare potenziali inefficienze derivanti dalle ridotte conoscenze finanziarie dei consumatori.

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