Avinash PERSAUD
“How not to regulate insurance markets: the risks and dangers of Solvency II”
PETERSON INSTITUTE FOR INTERNATIONAL ECONOMICS
Policy Brief 15-5, April 2015
SSRN - SOCIAL SCIENCE RESEARCH NETWORK
http://www.ssrn.com/
Solvency II
L'accentuarsi della volatilità sui mercati finanziari induce a riflettere sulla correttezza della nuova impostazione della vigilanza prudenziale in campo assicurativo.
In particolare, è corretto fare riferimento a misure quali il VaR a un anno per valutare la rischiosità di un'impresa assicuratrice avente passività (e attivi) di lungo termine?


L’Autore, nel suo lavoro, sostiene la tesi che i requisiti patrimoniali di Solvency II  - benchè non particolarmente onerosi a livello aggregato – incentivino gli assicuratori vita a una asset allocation che non risulta di beneficio per gli assicurati, il sistema finanziario e l’economia nel suo complesso.

Il principale problema di Solvency II deriva dal fatto che la rischiosità di un attivo detenuto da un’impresa vita - con impegni nei confronti dei propri assicurati che non si materializzeranno prima di 10 o 20 anni -  non è misurata correttamente dalla possibile massima riduzione del prezzo dell’attivo nell’arco temporale di un anno.

In altri termini, secondo l’Autore, utilizzare il VaR a un anno per misurare il rischio di un’impresa di assicurazione vita (così come di un fondo pensione), avente passività tipicamente di lungo termine, è profondamente errato.

I rendimenti e i prezzi degli assets, infatti, riflettono già la rischiosità degli attivi, per cui il punto di partenza per il regolatore dovrebbe essere quello di valutare se il rischio di un asset per l’impresa vita sia maggiore o minore del rischio già riflesso nel prezzo di mercato.

La rischiosità di un attivo non è indipendente dalle finalità per cui è acquistato o dalla tipologia del soggetto acquirente. Fondi di private equity, ad esempio, sono più rischiosi per un assicuratore danni che per un assicuratore vita, il quale può aver assunto  impegni di più lunga durata rispetto al redemption period previsto dal fondo in cui investe. Per un assicuratore vita, quello che conta non è la volatilità a breve del prezzo di un asset, bensì il rischio alla scadenza degli impegni assunti (shortfall risk).

Occorre, dunque, calibrare i requisiti patrimoniali in coerenza con il rischio di shortfall, ossia il rischio effettivo che l’investimento non consenta all’impresa di adempiere ai propri obblighi nel momento in cui essi giungono a scadenza. Da tale approccio deriverebbero benefici per i consumatori, il sistema finanziario e la crescita economica.

Nella sua forma attuale, è probabile – secondo l’Autore – che Solvency II consegua risultati opposti.      

 

 

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